Perché i tuoi consigli non funzionano: stai offrendo quello che l’altro ha già

Un consiglio può essere corretto e tuttavia fallire quando offre all’interlocutore ciò di cui è già saturo. L’articolo presenta le funzioni del Guardiano di Porta, legato a regola e limite, e del Mastro di Chiavi, legato a permesso e possibilità. Per capire quale funzione manca occorre ascoltare come viene raccontato il problema, senza t…

Una porta socchiusa con due sedie ai lati, una in ombra e una in luce

In sintesi

I punti essenziali.

  • Un consiglio vero può non funzionare se aggiunge regole o aperture a una funzione già satura.
  • Il Guardiano di Porta rappresenta regola, dovere, conseguenza e protezione; il Mastro di Chiavi rappresenta permesso, desiderio e possibilità.
  • Se il racconto insiste soprattutto su ostacoli e divieti, può mancare un permesso; se insiste su desideri e occasioni, può servire una struttura.
  • Le due funzioni non definiscono tipi di persona: descrivono una condizione momentanea che può cambiare durante la stessa conversazione.
  • Contare per sette giorni quanti limiti e quanti permessi si offrono aiuta a individuare il proprio registro abituale nella comunicazione legata ai consigli e al supporto, secondo il test proposto dall’articolo.. il mode…

Un collaboratore arriva a fine giornata con il fiato corto. È il più preciso del gruppo, non salta una scadenza, ricontrolla tutto due volte. Sta dicendo che non ce la fa più.

Devi organizzarti meglio. Fatti un elenco di priorità e stabilisci degli orari fissi.

Il consiglio è ineccepibile. La settimana dopo quella persona lavora peggio di prima, e in più ha smesso di raccontarti le cose.

Stessa scena rovesciata. Un altro collaboratore cambia idea ogni tre giorni, apre progetti e non ne chiude nessuno, e ti dice che si sente bloccato.

Devi crederci di più. Buttati, sperimenta, non aspettare il momento perfetto.

Anche qui il consiglio è ineccepibile. Anche qui non succede niente, e la volta dopo quella persona non torna a parlarti.

In entrambi i casi hai detto una cosa vera. In entrambi i casi hai dato alla persona esattamente quello di cui era già piena.

Due personaggi della stessa favola

Chiunque abbia letto Pinocchio conosce le due figure, anche senza averle mai chiamate per nome.

Il Grillo Parlante dice a Pinocchio di andare a scuola, di pensare alle conseguenze, di non fidarsi degli sconosciuti. Ha ragione su tutto: ogni cosa che predice si avvera puntualmente. Lucignolo gli offre il Paese dei Balocchi, il piacere immediato, la liberazione dal dovere. Ha torto su tutto, e senza quell’offerta Pinocchio resterebbe un burattino obbediente che non diventa niente.

La favola funziona perché il protagonista ha bisogno di entrambi, in momenti diversi, e non sa mai quale dei due gli serva adesso. Nessuno dei due è il cattivo della storia.

Nella Comunicazione Analogica di Stefano Benemeglio queste due funzioni hanno un nome tecnico. Il Guardiano di Porta è la figura che chiude: rappresenta la regola, il dovere, la conseguenza. Non è un nemico, protegge. Dice che non è il momento, che ci sono delle condizioni, che dopo si paga il conto. Il Mastro di Chiavi è la figura che apre: rappresenta il permesso, il desiderio, la possibilità. Non è un corruttore, libera. Dice che si può, che si è già aspettato abbastanza, che le conseguenze sono meno gravi di quanto sembrino.

Sono due funzioni fisse, sempre presenti in chiunque, che presidiano la stessa soglia. Non sono due tipi di persona e non sono due stili comunicativi fra cui scegliere in base al proprio carattere.

La regola che ribalta l’intuizione

Qui arriva il punto che rende il modello utile, ed è anche quello che quasi tutti sbagliano.

Chi conosce superficialmente questa lettura fa un ragionamento naturale: se ho davanti una persona rigorosa e piena di regole, allora è governata dal Guardiano di Porta, quindi le parlo la sua lingua e le do un’altra regola. È l’esatto contrario di come funziona.

Il segnale non indica la figura dominante. Indica quella carente. Non si offre ciò che l’altro ha già in eccesso: si offre ciò che gli manca.

La ragione è di economia della tensione. Una funzione già satura non produce aggancio, produce saturazione, e la saturazione si manifesta come rifiuto. Chi vive già dentro il dovere non ha bisogno di un altro dovere: ne ha in abbondanza, e ogni aggiunta gli conferma soltanto che non ne uscirà mai. Chi è già in fuga da ogni struttura non ha bisogno di un altro incoraggiamento: quello che gli manca è un argine che renda la scelta meno caotica.

Questo spiega un fenomeno che chiunque insegni comunicazione ha osservato almeno una volta. Persone formate ottengono a volte risultati peggiori di chi improvvisa, e non per incapacità. Chi improvvisa alterna, perché non ha una teoria da difendere. Chi ha studiato male insiste, perché ha classificato l’interlocutore e crede di stargli parlando nella lingua giusta.

È anche la ragione per cui l’errore non si vede dall’interno. Chi lo commette è convinto di stare facendo la cosa corretta, e attribuisce il fallimento alla resistenza dell’altro.

Come capire quale delle due funzioni è già satura

Non serve nessuna competenza tecnica per fare questa lettura. Serve ascoltare come una persona racconta il proprio problema, invece di ascoltare soltanto qual è il problema.

Quando qualcuno racconta una difficoltà, colloca sempre due elementi sulla scena: qualcosa che vuole e qualcosa che glielo impedisce. La domanda non è quali siano nominalmente, ma quale dei due venga descritto con più energia.

Se il racconto insiste sull’ostacolo, sulle regole ingiuste, su chi ha impedito, su quello che non si poteva fare, la funzione satura è il Guardiano di Porta. Quella persona ha già tutto il limite che le serve, e in eccesso. Ciò che manca è un permesso.

Se il racconto insiste sul desiderio, su quello che si sarebbe potuto avere, su chi non ha ricambiato, su un’occasione persa, la funzione satura è il Mastro di Chiavi. Quella persona ha già tutta l’apertura possibile. Ciò che manca è una struttura che le renda la scelta praticabile.

Attenzione a non trasformare la lettura in un’etichetta. È una fotografia dell’istante, non un ritratto della persona. La stessa persona può essere istituzionale in famiglia e trasgressiva sul lavoro, e passare dall’una all’altra nel giro di dieci minuti a seconda di ciò che viene stimolato. Una lettura fatta a inizio conversazione non vale automaticamente alla fine della stessa conversazione.

La parte scomoda: la funzione giusta è quasi sempre quella che ti costa

C’è una conseguenza che rende questo modello difficile da applicare, e non ha niente a che vedere con la sua complessità teorica.

Con la persona che ci commuove viene naturale aprire, incoraggiare, dire che ce la farà. Ed è spesso proprio a quella persona che servirebbe un limite chiaro. Con la persona che ci irrita viene naturale porre confini, ricordare le regole, segnalare le conseguenze. Ed è spesso proprio quella persona che avrebbe bisogno di un permesso.

La funzione che ci riesce naturale non è la nostra competenza. È la nostra zona cieca. La competenza si misura sulla funzione che ci costa fatica, non su quella che ci viene da sola.

Un test che puoi fare questa settimana

È il modo più veloce per scoprire se stai leggendo le persone o se stai ripetendo il tuo stile preferito.

Alla fine di sette giorni, ripensa alle conversazioni in cui hai avuto un ruolo attivo: colloqui, riunioni, discussioni familiari, telefonate con amici in difficoltà. Per ciascuna segna se hai offerto un limite oppure un permesso. Poi guarda il totale.

Se il conto è fortemente sbilanciato da una parte, non hai incontrato persone tutte uguali. Hai letto poco e hai assecondato la tua inclinazione. Dall’interno ogni singola scelta sembra motivata dalla situazione: è solo il conteggio a rendere visibile lo schema.

Il test non richiede di conoscere il modello e non produce nessuna diagnosi. Produce un dato su di te, che è il punto da cui questo lavoro comincia davvero.

Come cambia nei tre contesti in cui serve di più

Nella relazione

In molte coppie i due partner finiscono per specializzarsi: uno porta la struttura, l’altro porta il permesso. Finché le funzioni restano mobili non è un problema. Diventa un problema quando i ruoli si fossilizzano e ciascuno smette di poter usare anche quella opposta. A quel punto chi porta la struttura vive l’altro come irresponsabile, e chi porta il permesso vive il primo come un carceriere. Ed entrambi hanno smesso di rispondere alla persona che hanno davanti: rispondono al ruolo che hanno preso.

Nella leadership

Le due funzioni corrispondono a due modi di esercitare l’autorità, e i segnali che dicono di cambiare registro sono facili da scambiare per successi. L’obbedienza senza iniziativa, con richieste continue di permesso, dice che c’è troppa struttura. Le iniziative scollegate, con confini poco chiari e coordinamento debole, dicono il contrario. Il primo segnale viene spesso letto come disciplina, il secondo come intraprendenza, e in entrambi i casi si aggiunge altro di quello che c’è già troppo.

Nella genitorialità e nell’insegnamento

È il contesto dove la specializzazione è più difficile da correggere, perché il ruolo spinge naturalmente verso il Guardiano di Porta. Un genitore o un insegnante che non riesce mai a incarnare l’altra funzione consegna al ragazzo una sola strada per accedere al permesso, cioè cercarlo fuori, in qualcuno che lo dia senza alcun limite. La funzione mancante non scompare: viene delegata a chi passa di lì.

Dove si ferma tutto questo

Riconoscere quale funzione manca non autorizza a manovrare le persone. In una relazione personale, in particolare, non esiste alcun mandato: quello che il modello consente è smettere di offrire ciò che l’altro sistematicamente rifiuta, non condurre una manovra su qualcuno con cui si convive.

Il confine fra una funzione utile e una forma di controllo si verifica con tre domande. Se l’altro sapesse esattamente cosa sto facendo e perché, la relazione reggerebbe? Sto amplificando un desiderio che esiste già, o ne sto fabbricando uno che serve a me? L’altro può interrompere quando vuole, senza costi?

Ne esiste una quarta, più scomoda, perché non si verifica sull’altro ma su di sé: la funzione che incarno è al servizio della soglia dell’altro o della mia? Chi pone limiti perché ha bisogno di controllare, e chi apre perché ha bisogno di essere scelto, non sta leggendo nessuno. Sta usando l’altro per regolare se stesso.

Questa lettura appartiene alla formazione e alla ristrutturazione personale. Non è uno strumento diagnostico, non permette di prevedere un comportamento con certezza e non sostituisce una valutazione professionale quando la situazione lo richiede.

Approfondire: il volume dedicato

Riconoscere le due funzioni è il primo passo. Saperle riconoscere in tempo reale, incarnarle senza dichiararle e capire fino a dove ci si può spingere richiede la mappa completa.

In Mastro di Chiavi e Guardiano di Porta, terzo volume della collana del Metodo E.D.S., Pietro Sangiorgio dedica cinquanta capitoli a queste due figure: dove si collocano nell’architettura analogica, i sette canali attraverso cui si riconoscono, come si incarnano sul piano comportamentale, verbale, paraverbale e simbolico, come si costruiscono le formulazioni che colpiscono un punto preciso, e quali sono i confini oltre i quali un operatore non procede. Le applicazioni riguardano la relazione, la leadership, la genitorialità, la didattica e la comunicazione pubblica.

Se il test del conteggio ti ha restituito un risultato sbilanciato, il libro risponde alla domanda che quel risultato apre: come si impara a incarnare la funzione che non ci viene naturale.

Approfondisci: Mastro di Chiavi e Guardiano di Porta 

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Il modello di base deriva dalla Psicologia e Comunicazione Analogica di Stefano Benemeglio; qui è integrato nel Metodo E.D.S. (Emozione, Decisione, Strategia). I riferimenti all’Analisi Transazionale sono attribuiti a Eric Berne e agli sviluppi successivi; il Triangolo Drammatico a Stephen Karpman; il modello delle cinque ferite emotive a Lise Bourbeau. Questo contenuto è di ristrutturazione personale e non sostituisce un percorso di psicoterapia.

Domande frequenti

Le risposte essenziali.

Perché un consiglio corretto può non funzionare?

Perché può offrire alla persona proprio ciò che ha già in eccesso. Un altro dovere può saturare chi vive già sotto il peso delle regole; un altro incoraggiamento può aumentare il caos di chi è già privo di struttura.

Che cosa rappresentano Guardiano di Porta e Mastro di Chiavi?

Il Guardiano di Porta rappresenta regola, dovere, conseguenza e limite. Il Mastro di Chiavi rappresenta permesso, desiderio, apertura e possibilità. Sono due funzioni presenti in chiunque, non due tipi fissi di persona.

Come si capisce quale funzione è già satura?

Occorre ascoltare come la persona racconta il problema. Se insiste su ostacoli, regole e impedimenti, secondo il modello è saturo il Guardiano di Porta e può mancare un permesso. Se insiste su desideri, occasioni perse e mancanza di reciprocità, è saturo il Mastro di Chiavi e può servire una struttura.

Questa lettura definisce stabilmente il carattere di una persona?

No. È una fotografia del momento, non un ritratto permanente. La stessa persona può esprimere funzioni diverse in ambiti differenti o cambiare registro nel corso della stessa conversazione.

Quale test propone l’articolo?

Per sette giorni bisogna ripensare alle conversazioni in cui si è avuto un ruolo attivo e segnare se si è offerto un limite oppure un permesso. Un conteggio molto sbilanciato può mostrare che si sta ripetendo il proprio stile preferito anziché leggere la situazione.

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